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Origini lontane quelle del prosciutto di San Daniele, la cui esistenza è
stata documentata nell’alto Medioevo, ma che trae origine già dalla
cultura celtica in epoca preromana.
Per quello che riguarda l’evoluzione, della sua lavorazione, si sa che in
passato era prodotto esclusivamente con le cosce della razza “nera
friulana” di rigorosa origine locale. Gli ultimi capi noti di questa razza
classificata come una delle razze italiche, risalgono ai primi anni
sessanta; con il passare del tempo se ne sono, però, perse le tracce ed
ora si parla di estinzione.
I primi suini allevati fuori della zona pare fossero arrivati furtivamente
durante la notte.
La legge originaria del 1970, ma pensata, minimo, nei dieci anni
precedenti, prevedeva la salatura solo nei mesi freddi, semplicemente
perché ignorava la possibilità di stoccaggio in celle frigorifere.
Per quello che riguarda le specificità della lavorazione ciò che
differenzia il prosciutto di San Daniele da quelli di Parma e di Modena è
che oltre al sale, come coadiuvante delle diverse lavorazioni, è previsto
anche l’utilizzo di pepe e di paprica. Alla salatura segue un periodo di
maturazione di circa tre mesi in celle di riposo e un periodo di
stagionatura che, pur variando secondo del peso della coscia utilizzata
nella produzione, può aggirarsi intorno ai tredici mesi.
Caratterizzano il prodotto il mantenimento della parte distale alta (il
piedino o lo zampino o la zampa intera) retaggio di un’abitudine
produttiva più rustica e contemporaneamente più rispettosa dell’unità
biologica del prosciutto, che il senno di poi consente di classificare
come una “pompa” naturale che preleva umidità a dispetto della stessa
forza di gravità; l’uso del sale in rapporto con il peso delle cosce e la
completa autonomia del sistema di salatura, che agisce senza meccaniche
predeterminazioni, utilizzando sale ad libitum nella consapevolezza che la
relativa penetrazione è regolata da un equilibrio di saturazione tra il
tempo di applicazione e l’umidità relativa della carne e degli ambienti;
l’esecuzione della pressatura, un procedimento antico che ha precise
finalità tecnologiche - una pressione uniforme esercitata dopo la salatura
- che modifica stabilmente la massa delle carni, riducendone lo spessore e
facilitando in tal modo lo sviluppo dei rapporti “dentro fuori” che
presiedono a tutto il fenomeno produttivo della stagionatura.
Lo stesso termine stagionato (talmente italiano da essere in realtà
intraducibile) esprime un’intera filosofia produttiva: equivale ad un
“passato per le stagioni” manipolato e trasformato dal tempo, evoluto con
l’età, che fissa con affascinante indeterminatezza il verificarsi di un
misterioso fenomeno naturale.
Il prosciutto di San Daniele, sia esso intero, disossato o, in ogni caso,
confezionato, deve essere immesso al commercio provvisto del particolare
contrassegno atto a garantire permanentemente l’origine e
l’identificazione del prodotto.
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a) la forma esteriore a chitarra compresa la parte distale (piedino). Tale
forma deriva dalla rigida procedura che prevede la lavorazione della
coscia;
b) la tenerezza all’ago sonda ed al taglio;
c) la presenza della parte grassa perfettamente bianca in giusta
proporzione con il magro di colore uniforme rosato e rosso con qualche
nervatura;
d) il sapore dolce delle carni;
e) l’aroma caratteristico strettamente dipendente dal periodo di
stagionatura;
f) notevole morbidezza al taglio.
Per il prosciutto crudo di San Daniele (ma anche per gli altri)
innumerevoli sono le occasioni di consumo: antipasto per antonomasia, in
solitudine o insieme ad altri salumi o accompagnato alla frutta polposa
(meloni, pere, uva, fichi, ananas) o per preparare fresche insalate.
Ideale anche per farcire sandwiches, panini, focacce e piadina romagnola.
Insostituibile ingrediente per tante preparazioni gastronomiche, piatti
elaborati, contorni semplici e salse gustose.
Il prosciutto di San Daniele come piatto unico è tendenzialmente dolce per
definizione (5-6% media di sale), morbido e aromatico, trova con il Tocai
Friulano prodotto nel Collio o Colli Orientali del Friuli, dal tipico
sentore di mandorla amara, dal sapore sapido (salinità in bocca) e
piacevolmente fresco, il miglior abbinamento
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