La necessità di migliorare e permettere un’adeguata conservazione del
pesce, specie nei periodi più caldi, ha suggerito l’estensione alla trota
dei processi d’affumicatura già praticati per altri prodotti (carni,
ricotte, ecc..). Per questo anche l’affumicatura della trota è una
tradizione regionale, specie in Carnia, sviluppatasi sul piano artigianale
come conseguenza dell’allevamento intensivo di questo pesce.
L’antico processo diffuso in Carnia di affumicare la trota, secondo una
formula artigianale e famigliare ha ispirato e “segnato” la trasformazione
e il confezionamento di tutto quanto da questo pesce si possa ricavare con
intelligente iniziativa.
La trota, trova in Friuli-Venezia Giulia, una patria generosa e ideale per
qualità delle acque, habitat naturali e artificiali, tecniche e condizioni
d’allevamento: rispettando una strada proprio qui aperta nel dopoguerra
con una sperimentazione di produzione intensiva in cattività che fu forse
la prima nel nostro Paese, per iniziativa del marchese Giancarlo Mangilli,
considerato il decano dell’acquacoltura italiana.
“Una trota per essere buona deve essere una buona trota”, è una delle
massime preferite e in bella vista nell’atrio del negozio annesso al
laboratorio di Friultrota a Villanova di San Daniele, nel cuore della zona
industriale dove sorgono i più famosi prosciuttifici.
Una promessa al cliente e un dettaglio che dalla cucina rimanda subito
alla fonte: la qualità e la quantità d’acquisto, l’alimentazione. “...Tirarle
su così costa di più ma poi sono un’altra cosa...”.
Pighin, il titolare della Friultrota, troticoltore per gioco, le vasche le
ha costruite con un certo gusto estetico, a poca distanza dal Tagliamento
da cui attinge l’acqua, adattandole ai meandri che il fiume disegna e
creando un habitat dove ghiaia, alghe, vegetazione riproducono l’ambiente
naturale. È importante: la trota ha un ciclo biologico lungo; prima di
finire nel piatto ci mette almeno un anno e mezzo.
In quest’acqua di fiume fresca e pulita, le trote crescono fino a
raggiungere in sette, otto anni, il peso di dieci kg, l’alimentazione è
naturale, integrata, non c’è affollamento e così si ottengono carni
compatte, sode, particolarmente magre ma ricche di proteine, ideali per
l’affumicatura, dietetiche e gustose. L’allevamento è nato nel 1973 e
cominciarono allora i primi esperimenti, per affumicare le trote secondo
una tradizione che in Friuli ha radici lontane e diffuse.
Tecniche
di Produzione ed Abbinamenti:
Le trote allevate in Friuli possono contare su acque di fiume, anche di
risorgiva, fresche e pulite, molto ossigenate, requisito importante per il
pesce che ha un ciclo biologico lungo, visto che prima di finire nel
piatto (secondo le destinazioni) ci mette anche un anno e mezzo. Vasche
poco affollate e un’alimentazione naturale integrata garantiscono trote
che crescono bene e testimoniato dalle dimensioni che spesso raggiungono,
una lunghezza di un metro e 30 centimetri.
Oggi nell’elenco regionale dei prodotti agroalimentari tradizionali è
inserito la Trota affumicata di San Daniele, che rappresenta il primo
esempio di prodotto ottenuto con criteri d’imprenditorialità, disponibile
sul mercato nelle versioni “Regina di San Daniele” e “Fil di fumo”,
secondo se il pesce, eviscerato e salato a secco, è affumicato “a freddo”
o “a caldo”. Ad esempio, nella produzione del tipo “Regina di San Daniele”
non si superano i 30 °C. Per l’affumicatura si usano legni duri a foglia
larga, non resinosi con aggiunta di bacche aromatiche nella cui scelta c’è
la peculiare fragranza del prodotto friulano.
La Regina di San Daniele nasce nell’83 e un anno dopo parte l’attività
vera e propria. Quel filetto di trota salmonata che raggiunge anche il
peso di un chilo, leggermente affumicato a freddo, pronto per essere
affettato, è il risultato di una minuziosa lavorazione e di un
procedimento lento e controllato messo a punto con la consulenza di un
vecchio affumicatore di salmoni.
L’altra svolta decisiva, mentre è in atto la divulgazione della Regina in
Italia e all’estero, è la nascita di Fil di fumo, un filetto che non
supera i 200 g, affumicato a caldo e aromatizzato con una ricetta segreta,
privo di lische, di pelle e di qualsiasi altro scarto: è anch’esso povero
di calorie e ricco di proteine, di fosforo, di grassi insaturi utilissimi
contro le malattie del sistema cardiocircolatorio.
La Trota affumicata di San Daniele, è una preparazione gastronomica ricca
di sensazioni olfattive, di media succulenza, di notevole sapidità,
leggermente amarognola, piuttosto grassa, tendenzialmente dolciastra e di
lunga persistenza gusto-olfattiva.
In abbinamento è consigliato un vino bianco di corpo, maturo nel suo stato
evolutivo, con sensazioni olfattive intense, che ricordano la frutta, i
fiori gialli, le sostanze minerali; al gusto secco, abbastanza caldo,
mediamente morbido, piuttosto fresco e sapido e con una buana P.A.I.,
quale il Colli Orientali del Friuli Ribolla Gialla, o il Riviera Ligure di
Ponente Pigato, oppure il Soave Superiore.